IL CASO
L’algoritomo che governa i contatti nel più popolare dei social network riconosce i nostri gusti, i nostra amici ma non riesce a capire quando un utente “non c’è più”. Con esiti tragici dal nostro inviato ANGELO AQUARO

NEW YORK – Un fantasma si aggira per Facebook. Anzi: sono centinaia di migliaia di fantasmi. Sono i nostri amici che non ci sono più e che invece – sorpresa? – continuano a chiederci di metterci in contatto sul social forum più famoso e più trafficato del mondo. Messa così la cosa magari può suonare un po’ macabra: ma l’ultimo dilemma di Facebook è proprio questo. Il social forum vive di algoritmi: sono le formule matematiche che permettono di incrociare amici, gusti, hobby, passioni. Sono formule che vengono aggiornate continuamente dagli utenti. Ed ecco il problema numero uno: fino a prova contraria, i morti non navigano su Internet. E quindi toccherebbe a un famigliare o a un amico notificare al service la dipartita per evitare, appunto, che il fantasma si perpetui nel web. Il problema numero due è una moltiplicazione: con 500 milioni di utenti, Facebook è tra le nazioni più popolose della Terra e quindi con un tasso di mortalità altissimo. Aggiungeteci il problema numero tre: e cioè la proliferazione sul social network di quegli over 65 che nell’ultimo anno si sono praticamente triplicati. Che fare?
La questione sta già dividendo la nazione dove Facebook è nato e ha più iscritti. E il caso è finito sul New York Times che ha raccolto lo sfogo di un’internauta. “Ero lì davanti al computer quando Facebook mi ha suggerito di mettermi in contatto con un vecchio amico di famiglia che aveva suonato il piano al mio matrimonio” dice Courtney Puvin, 36 anni, texana. Peccato che l’amico fosse morto due mesi fa. “Di primo acchito mi sono sentita scioccata: è stato come ricevere un messaggio dal mondo dei morti. Poi mi sono sentita offesa per questa mancanza di delicatezza da parte del social forum. E alla fine, beh, sì, in fondo mi ha fatto quasi tenerezza rivedere il mio amico così: inaspettatamente”.
L’esperienza insomma è tra il macabro e la fantascienza. Peccato che qui non siamo al cinema. “Sappiamo benissimo che vedere in pop up un amico morto magari da poco può essere penoso” dice Meredith Chin di Facebook. Il professor James Katz della Reutgers Univeristy la butta in sociologia: “Il sito era nato per i ragazzi ma è sempre più territorio di persone di una certa età”.
Sarà. Ma a parte il fatto che la morte, come si dice, non chiede la carta d’identità, l’amara ironia di tutta questa storia è che la questione di come gestire i profili per i defunti per Facebook è nata tre anni fa: con la strage al college di Virginia Tech. Molti ragazzi avevano implorato di non chiudere le pagine delle vittime per poter continuare ad onorarli sul web. Così il social forum ha lanciato la sua politica di “memorizzazione”: a richiesta delle famiglie o degli amici le pagine degli utenti scomparsi possono restare memorizzate senza che i dati continuino a finire nelle ricerche e materializziando i volti dell’amico fantasma nelle finestre pop-up.
Ma proprio i numeri sono adesso la maledizione del social forum che deve la sua fortuna agli algoritmi: calcola il New York Times che il rapporto tra utenti e impiegati del sito è di 1 a 350mila. Come fai a controllare la veridicità dei certificati di morte? Ne sa qualcosa tale Simon Thulbourn, un ingegnere informatico tedesco che qualche amico buontempone aveva dato a Facebook per morto, e che ha dovuto lanciare una campagna web per attirare l’attenzione del social forum. E farsi finalmente riaprire la sua pagina chiusa per lutto.
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