Non è ancora l’ora dei festeggiamenti. Con questo saggio monito Doug Suttles, capo delle operazioni di Bp, ha commentato la prima buona notizia che arriva dal Golfo del Messico a 85 giorni dall’inizio della fuoruscita di petrolio: il tappo sistemato sul pozzo ha bloccato la perdita di greggio.
La valvola che, a oltre 1500 metri di profondità, ha chiuso la fuoriuscita verso le 20.30 di ieri, ora italiana, per il momento regge, ma la struttura di contenimento deve essere sottoposta a varie prove. E’ necessario un test sulla pressione per verificare la tenuta del pozzo. Se la pressione risulta bassa potrebbe voler dire che c’è del petrolio che fuoriesce da una parte più bassa del pozzo. Se invece la pressione resta alta, Bp e il governo dovranno decidere se mantenere il pozzo chiuso oppure se lasciarlo aperto per pompare fuori petrolio verso quattro navi.
In pratica bisogna verificare se il pozzo, che si estende per 4 km sotto il fondale marino, è stato danneggiato dall’esplosione della piattaforma Deepwater Horizon avvenuta il 20 aprile scorso. Bp spera di aver finalmente fermato la fuoriuscita di greggio, che secondo le stime ormai procedeva al ritmo compreso tra 35.000 e 60.000 barili al giorno. Ma tappare il pozzo dall’alto potrebbe dar luogo a nuove fuoriuscite da altri punti se ci sono stati danni.
Le azioni della BP ieri a New York hanno chiuso in rialzo del 7,6 per cento dopo che la società ha annunciato di essere riuscita a fermare il flusso di petrolio. Il presidente americano Obama, che a causa di questa vicenda è crollato nei consensi, si è limitato a dire che si tratta di “un segnale positivo”. Ha imparato a proprie spese che la marea nera può sempre riservare brutte sorprese.









