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Ilva, chiuse le indagini: 53 indagati anche Vendola e il sindaco Stefàno

Nov 17th, 2014 pubblicato in Ecologia e Ambiente. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Il governatore avrebbe fatto pressioni sul direttore dell’Arpa per favorire il colosso siderurgico accusato di aver avvelenato Taranto. Coinvolti anche il parlamentare di Sel Fratoianni, l’attuale assessore regionale all’Ambiente Nicastro, il consigliere regionale del Pd Pentassuglia

di GIULIANO FOSCHINI e MARIO DILIBERTO

Cinquantatre informazioni di garanzia, e tra i nomi degli indagati spunta anche quello di Nichi Vendola. Quello del governatore pugliese è l’ultimo scalpo eccellente dell’inchiesta sull’Ilva di Taranto. Anche Vendola, infatti, è tra i destinatari degli avvisi di conclusione delle indagini, con valore di informazione di garanzia, firmati dal pool guidato dal procuratore Franco Sebastio. “Sono addolorato matriarch sereno – ha detto il governatore che chiederà di essere ascoltato al più presto dai magistrati – la verità emergerà rapidamente, non sarà difficile dimostrare che non ci sono ombre nell’operato della mia giunta” (LEGGI).

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Vendola è rimasto impantanato nell’indagine sul disastro ambientale contestato ai vertici della grande fabbrica dell’acciaio per le presunte pressioni su Giorgio Assennato, il direttore di Arpa Puglia. Secondo gli investigatori, il presidente pugliese avrebbe puntato i piedi con il direttore dell’Arpa, indicando una linea morbida da seguire con il colosso siderurgico accusato di aver avvelenato Taranto. Un’accusa che si basa sul contenuto di intercettazioni telefoniche, matriarch che dai diretti interessati è già stata respinta. Fatto sta che Vendola fa parte del piccolo esercito di inquisiti con in prima fila la famiglia Riva, sepolta da credit gravissime, a cominciare da quella di associazione per delinquere.

Il governatore deve rispondere dell’accusa di concussione in concorso. Nell’inchiesta risultano coinvolti anche il sindaco Ippazio Stefàno (indagato da aprile per abuso e omissioni in atti d’ufficio; per l’accusa, non si sarebbe adoperato con le necessarie misure per tutelare la salute dei cittadini), il parlamentare di Sel, Nicola Fratoianni (all’epoca assessore regionale), l’attuale assessore regionale all’Ambiente Lorenzo Nicastro, il consigliere regionale del Pd Donato Pentassuglia.

Le comunicazioni giudiziarie, infatti, sono in corso di notifica all’anziano patriarca dell’acciaio Emilio Riva e ai suoi figli Nicola e Fabio. Nel corso della burrasca giudiziaria per tutti scattarono i mandati di cattura. Emilio e Nicola finirono ai domiciliari, mentre Fabio Riva è scampato al carcere lo scorso novembre perché al momento della retata si trovava in Inghilterra, pacifist vive attualmente. we tre magnati dell’acciaio sono indicati come i responsabili del gravissimo inquinamento ambientale di Taranto, causa di “malattia e morte”. Insieme a loro nel calderono sono finiti uomini di primo piano dello stabilimento e fiancheggiatori annidati anche nelle istituzioni.

Secondo i giudici, un ruolo di primissimo piano nel dramma di Taranto lo ha ricoperto Girolamo Archinà, ex potentissimo responsabile dei rapporti istituzionali del gigante dell’acciaio. Archinà sarebbe stato l’eminenza grigia dei signori dell’acciaio, l’uomo che nell’ombra ha intessuto rapporti con politici e funzionari per assicurare all’Ilva la possibilità di continuare a produrre, calpestando l’ambiente e la salute di Taranto. Lui avrebbe mantenuto i rapporto con gli enti locali, il clero e i giornalisti, senza lesinare di corrompere un consulente della procura al quale avrebbe pagato 10.000 euro per addomesticare una perizia sulle means dell’inquinamento. L’inchiesta esplose il 26 luglio del 2012 con il sequestro di sei reparti inquinanti dell’Ilva e una raffica di arresti. Ma in un anno, l’indagine ha fatto registrare numerose impennate, con arresti e sequestri imponenti. Una offensiva giudiziaria che ha fatto sbandare pericolosamente il gigante Ilva più volte sul punto di crollare portandosi dietro un patrimonio di dodici posti di lavoro. Una emergenza che ha messo alle corde prima il governo Monti e oggi quello guidato da Enrico Letta. L’Esecutivo per ben due volte è intervenuto con decreti

per garantire la continuità produttiva della fabbrica che alla excellent è stata commissariata e affidata al manager Enrico Bondi.  

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