Google Games: per battere Facebook servono (anche) i giochi

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Partiamo dai fatti: Google ha staccato un assegno da oltre 100 milioni di dollari intestato a Zynga (la mamma di FarmVille, Mafia Wars e molti altri giochi che spopolano su Facebook). Di mezzo, scrive TechCrunch, c’è un’iniziativa strategica: la nascita di un nuovo servizio denominato Google Games all’interno del quale dovrebbero convergere tutta una serie di social games.

Il condizionale è d’obbligo, giacché né Google né Zynga hanno confermato l’accordo. Ci sono molti indizi che però avvalorano l’ipotesi: il reclutamento di un veterano del gaming come Mark DeLoura nel ruolo inedito (per Google) di Game Developer Advocate, ad esempio, ma anche la ricerca di un Product Management Leader per il settore Giochi (posizione tuttora aperta, qualora qualcuno fosse interessato) o ancora il recente acquisto di Labpixies, società che realizza giochi “social” da integrare all’interno delle pagine personalizzate di iGoogle.

D’accordo. Posto che sia tutto vero, cosa se ne fa Google di una piattaforma per i giochi online? D’istinto vien da pensare a un tentativo di arrivare (per vie traverse) laddove Wave (prima) e Buzz (poi) avrebbero dovuto condurci: verso un mondo sociale ancora più bello e più attraente di Facebook. Insomma, visto che creare un’alternativa al social network di Mark Zuckerberg è impresa difficile (anche per Google) allora tanto vale provare a fare il percorso inverso: utilizzare i giochi come esca per attirare nuovi utenti.

L’ipotesi sta in piedi e darebbe credito alle voci di un altro presunto servizio di rango più alto – denominato Google Me – sul quale i vertici di Mountain View starebbero già lavorando in vista di un attacco decisivo a Facebook.

Il punto di partenza, si dice, saranno i profili di Google Profiles o addirittura gli account che attualmente vengono utilizzati per accedere alle G-apps più gettonate, come Gmail o YouTube. Quello di arrivo, come sempre, la possibilità di offrire spazi pubblicitari sempre più raffinati e soprattutto “targettizzati”, capaci cioè di mirare dritto al consumatore sfruttando la conoscenza dei suoi gusti e delle sue preferenze.

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