
La differenza fondamentale che si nota osservando le applicazioni dei media stranieri su iPad e quelli italiani è la forma: Time offre un vero e proprio store delle uscite; il Guardian si concentra sulle foto-notizie in accordo con Canon; il New York Times seleziona i contenuti e offre una impaginazione mirata; BBC News include la live radio e un accesso molto semplice alle ultime notizie; Wired - com’era prevedibile – offre la fantascienza sfruttando tutte le potenzialità del mezzo.
Anche nei casi di applicazioni più modeste, la condivisione delle notizie sembra un’opzione su cui contare.
Di base si può dire che abbiano due punti di forza: sfruttano le potenzialità del device e offrono contenuti diversificati dalla versione originale.
I media italiani offrono invece applicazioni che replicano l’esperienza della carta: copie esatte del giornale, impaginazione compresa, nessun tipo di interazione da parte di chi legge.
Se l’Italia è notoriamente indietro rispetto all’innovazione e all’uso di una multimedialità realmente informativa, è anche vero che il lettore medio nostrano fatica ad uscire dallo schema storico della pagina immobile, stampata.
Tre domande mi sorgono spontanee:
- Offrire un’impaginazione classica dei quotidiani e delle riviste aiuta ad avvicinare il lettore “analogico” alla copia digitale?
- Il lettore analogico è davvero il tipico acquirente di iPad?
- L’arrivare sempre tardi, lo scarso investimento nello sviluppo non staranno facendo perdere troppe partite a un’editoria sempre più criticata, in crisi e poco incline a soddisfare lettori non di massa?
L’impressione generale è quella di un mercato in cui si cerca di essere a tutti i costi su quel dispositivo al minimo sforzo e senza considerare il fruitore tipico.



















