Il fondatore di Facebook, Mark Zuckerberg (AP Photo/Craig Ruttle)
Mezzo miliardo di utenti, più o meno quanto tutti gli abitanti dell’Unione Europea. A tanto ammonta il numero di iscritti di Facebook, il social network più famoso (e popoloso) del mondo. Una notizia che Mark Zuckerberg ha voluto festeggiare con tutti i suoi amici direttamente dalla pagina del suo profilo. Tutti, tranne uno: Paul D. Ceglia.
Chi è Paul D. Ceglia? È uno dei tanti collaboratori che nel 2003 ha aiutato Zuckerberg nello sviluppo Web di Facebook. Nulla di sensazionale se non fosse per il contratto – riesumato in questi giorni dallo stesso Ceglia – che stabilisce l’onorario per la prestazione: 1.000 dollari più il 50% della quota del prodotto finito da maggiorare dell’1% per ogni giorno trascorso dall’inizio dello sviluppo (primo gennaio 2004) sino al suo completamento. In tutto fa l’84% della società, dal momento che il progetto si è concluso il 4 febbraio del 2004, data del varo di TheFacebook.com.
Sembra l’ennesimo tentativo un po’ furfantesco di mettere le mani (o meglio, i tentacoli, vista l’omonimia di Ceglia col polpo più famoso del mondo) su una delle più straordinarie miniere d’oro del Web; già qualche tempo fa, lo ricordiamo, Zuckerberg dovette rintuzzare le accuse di due suoi ex compagni di Harvard – Tyler e Cameron Winklevoss – che lo accusavano di aver rubato il codice del loro social network, ConnectU, e di averlo utilizzato per Facebook.
Le dichiarazioni di Lisa Simpson, l’avvocato che sta seguendo la vicenda per conto di Facebook, pongono però quantomeno il dubbio che in tutta questa storia assurda qualcosa di fondato ci sia davvero. “Non siamo ancora certi che Zuckerberg abbia firmato quel foglio” è il commento per certi versi inquietante della legale.
Di certo suona strano che uno dei giovani più talentuosi della storia del Web sia scivolato su una simile buccia di banana. E ancor più strano che la rivendicazione arrivi solo ora a distanza di sei anni dalla nascita di Facebook. A favore di Ceglia, poi, non giocano certo i suoi trascorsi: lo scorso anno è stato citato in giudizio dal procuratore generale di New York Andrew Cuomo per un caso di truffa. Il Web in questo caso però non c’entra, di mezzo ci sarebbero più di 200mila dollari di pellet mai consegnati (giacché nel frattempo il buon Paul ha cambiato mestiere).
Nel dubbio, il giudice Thomas Brown ha emesso un’ordinanza che comunque blocca tutti gli eventuali trasferimenti di asset societari di Facebook. Auguri, Zuckerberg.



















