Dvd in crisi, in campo i big Hollywood lancia UltraViolet

HOME VIDEO

Le major del cinema si uniscono per creare uno standard che infonda nuova linfa nel mercato dell’entertainment domestico all’insegna del cloud computing. Ma la rinuncia di Apple e Disney rischia di compromettere il progetto di GIULIA BELARDELLI

Dvd in crisi, in campo i big Hollywood lancia UltraViolet

Si chiama UV (UltraViolet) ed è il nuovo standard tecnologico pensato per rivoluzionare il mondo dell’home-video, o almeno per provarci. Dietro questa sigla c’è un consorzio  –  il Digital Entertainment Content Ecosystem (DECE)  –  di cui fanno parte quasi tutti i grandi di Hollywood, da Warner Bros a Paramount Pictures, e giganti dell’hi-tech come Microsoft, Nokia, Sony e Hewlett-Packard. Senza dimenticare attori del calibro di Netflix e Comcast, il principale fornitore di servizi internet via cavo degli Stati Uniti. La nuova tecnologia si basa su tre principi: il “cloud storing” (salvare tutti i video direttamente sui server del provider); l’acquisizione, vita natural durante, del diritto a vedere un film; l’indipendenza del contenuto da qualsiasi tipo di supporto fisico e la sua virtuale onnipresenza su ogni genere di dispositivo, dal televisore al tablet.

Il lancio ufficiale, negli Usa, è previsto per l’estate, ma il dibattito è già aperto e più vivace che mai: riuscirà l’UV a conquistare la fiducia dei consumatori, arginando le perdite che da anni affliggono studios e produttori di contenuto di mezzo mondo? Secondo alcuni la risposta è sì. Per altri, invece, il progetto è destinato a fallire a causa della mancata adesione al consorzio di due nomi illustri  –  Apple e Disney  –  che forti dei rispettivi successi non sentono affatto la necessità di creare una piattaforma unica per

la distribuzione di video sul web. In attesa di vedere come andrà a finire, proviamo a capire meglio in cosa consiste l’UV, quali sono i suoi punti di forza e quali le sue debolezze.

Una videoteca tra le nuvole. “Acquistando un contenuto UltraViolet – facendo un download oppure comprando un dvd o un disco Blu-ray  –  si ottiene il diritto ad accedere a quel contenuto per sempre, da qualsiasi dispositivo in grado di supportare l’UV e che risulti registrato sul proprio account”, spiegano i promotori attraverso il sito. L’idea, in sostanza, è di creare degli “armadietti digitali” (digital locker) ospitati nei server del proprio internet provider, con la promessa di poter facilmente spostare l’intera videoteca digitale nel caso in cui si dovesse decidere di cambiare operatore. Il nuovo standard tecnologico, dunque, è pensato per racchiudere sotto la sua ala contenuti video in ogni formato: streaming e download, dvd e Blu-Ray. Per quando riguarda i supporti fisici, basterà inserire dvd e/o Blu-Ray nel computer e avviare la procedura di controllo dell’UltraViolet: nel momento in cui la proprietà del film viene confermata, questo passa direttamente nella “nuvola”, andandosi ad aggiungere alla videoteca personale. Rispetto ad altre soluzioni avanzate in passato (una su tutte il PayForSure proposto nel 2004 da Microsoft), l’UltraViolet nasce con il vantaggio di supportare un’ampia gamma di schemi DRM (digital right management), vale a dire software in grado di “leggere” se un video è stato acquistato legalmente o meno.

I vantaggi. Per non scoraggiare gli utenti, i membri del consorzio assicurano che l’UV sarà facile da usare e compatibile con i dispositivi esistenti: per utilizzarlo basterà installare un software sul proprio televisore, computer, tablet, smartphone o console, a meno che non si preferisca acquistare un device nuovo di zecca e pronto per l’uso. L’account familiare sarà gratuito, non richiederà carte di credito o altri dati sensibili e potrà ospitare fino a sei persone diverse, non necessariamente residenti sotto lo stesso tetto. Gli utenti, inoltre, avranno la possibilità di personalizzare la propria videoteca, ad esempio attivando filtri sull’accesso a determinati contenuti da parte dei minori. Infine, ad ogni account si potranno associare una dozzina di dispositivi, per cui sarà possibile vedere film e programmi televisivi sullo strumento più adatto alle circostanze.

L’altra faccia della medaglia. Malgrado la sua trasversalità, sono in molti a non credere nelle potenzialità dell’UV. E per più di una ragione. Secondo quanto riportato da CNet  –  tanto per cominciare  –  i membri del consorzio non avrebbero ancora trovato un accordo sul tema della sicurezza e sull’opportunità o meno di offrire l’UltraViolet ad alta definizione. Alcuni studios, inoltre, sarebbero preoccupati che qualcuno possa “tradire il patto” e distribuire i proprio contenuti tramite altri servizi, minando così il potere di contrattazione dell’UV. Un altro aspetto particolarmente problematico riguarda la procedura di verifica del possesso di un dvd: per evitare che più utenti acquisiscano il diritto a un video semplicemente facendo girare il dvd, alcune case produttrici avrebbero proposto di fare dei “controlli random”, chiedendo agli utenti di reinserire il disco dopo un certo periodo di tempo dal primo scan. L’idea, tuttavia, annullerebbe uno dei vantaggi principali del nuovo standard, ossia l’indipendenza da qualsiasi genere di supporto fisico. I più scettici, poi, puntano il dito su Hollywood: e se fosse solo uno stratagemma architettato dagli studios per “intrappolare i contenuti nella nuvola” e far pagare di nuovo gli utenti per accedere a prodotti che in realtà hanno già acquistato?

I grandi assenti.
Teorie del complotto a parte, il più grande problema dell’UV è senza dubbio la mancata adesione al consorzio da parte di Apple e Disney. Entrambe, ovviamente, hanno le loro buone ragioni. Cupertino, forte del successo del suo iTunes, non sembra avere la benché minima intenzione di aderire alla piattaforma. La sua posizione di dominio in fatto di distribuzione digitale è al momento fuori discussione, ed è anche a questo che si deve l’ampiezza dell’alleanza pro-UV. Come ha spiegato Mitch Singer, chief technology officer di Sony Pictures, “i film e gli show televisivi UltraViolet saranno comunque disponibili su iPhone e iPad grazie a una applicazione creata da Netflix”. Tuttavia, non sarà possibile vedere su dispositivi UV i video acquistati su iTunes.

Disney, dal canto suo, ha dichiarato per bocca del ceo Bob Iger di “non essere intenzionata a scatenare una guerra del format” e dunque di non voler ostacolare l’adozione della nuova tecnologia. A quanto pare KeyChest  –  l’ultimo standard sviluppato dalla Disney  –  non è incompatibile con l’ecosistema DECE, e perciò non rappresenta una vera e propria alternativa all’UV. Fatto sta che a febbraio, invece di unirsi al consorzio di cui fanno parte ormai una cinquantina di aziende, la compagnia ha annunciato la propria Studio All Access Initiative, un maxi-piano per combattere il calo delle vendite di dvd e permettere ai consumatori di acquistare contenuti digitali e guardarli su diversi dispositivi. Non una dichiarazione di guerra, insomma, ma certamente neanche un segno di amicizia.

Dal punto di vista del consumatore. Un altro punto importante, infine, riguarda gli utenti. Siamo davvero pronti per il “cloud media”? E in caso affermativo, non siamo forse tecnologicamente troppo “sgamati” per essere ricondotti a disciplina? Secondo un rapporto realizzato da Parks Associates  –  dal titolo “Cloud Media and the Digital Locker”  – “l’industria si sta spostando rapidamente verso soluzioni cloud, ma l’interesse dei consumatori non procede allo stesso ritmo”. In particolare, solo il 30% degli utenti della banda larga negli Usa considererebbe gli “armadietti digitali” un’alternativa interessante per l’acquisto e la fruizione di contenuti video e audio. Gli ostacoli maggiori  –  sostiene il rapporto  –  sarebbero la mancanza di interscambiabilità dei formati, la scarsa consapevolezza pubblica e questioni inerenti la sicurezza e la distribuzione. Tutti aspetti che l’ecosistema UV mira a superare, ma senza garanzie di successo. C’è poi chi, come Michael Robertson, fondatore del servizio gratuito di music-sharing MP3.com, considera lo sforzo vano in partenza: “Penso che l’era in cui si potevano imboccare i consumatori con format e standard sia irrimediabilmente finita”, ha spiegato. “In un mondo in cui gli utenti sono a un clic da BitTorrent e dalla possibilità di ottenere copie di film ad alta qualità e che possono essere visti su qualunque dispositivo, non vedo come l’UltraViolet, con tutte le sue restrizioni e limitazioni, possa vincere le resistenze del pubblico. Ormai i consumatori hanno troppo potere”. Come annunciato al CES 2011 di Las Vegas, prodotti e servizi UV inizieranno a fare la loro comparsa sul mercato americano nel corso dell’estate. Entro la fine dell’anno la tecnologia dovrebbe sbarcare almeno in Canada nel Regno Unito. Allora si saprà a chi dare ragione.

Streaming Radio LiveHud 1

I commenti sono chiusi

ADVERTISEMENT

Accedi - Portale delle Scienze by VPS Server