Dvd in crisi, in campo i big Hollywood lancia UltraViolet

Il lancio ufficiale, negli Usa, è previsto per l’estate, ma il dibattito è già aperto e più vivace che mai: riuscirà l’UV a conquistare la fiducia dei consumatori, arginando le perdite che da anni affliggono studios e produttori di contenuto di mezzo mondo? Secondo alcuni la risposta è sì. Per altri, invece, il progetto è destinato a fallire a causa della mancata adesione al consorzio di due nomi illustri  –  Apple e Disney  –  che forti dei rispettivi successi non sentono affatto la necessità di creare una piattaforma unica per

la distribuzione di video sul web. In attesa di vedere come andrà a finire, proviamo a capire meglio in cosa consiste l’UV, quali sono i suoi punti di forza e quali le sue debolezze.

Una videoteca tra le nuvole. “Acquistando un contenuto UltraViolet – facendo un download oppure comprando un dvd o un disco Blu-ray  –  si ottiene il diritto ad accedere a quel contenuto per sempre, da qualsiasi dispositivo in grado di supportare l’UV e che risulti registrato sul proprio account”, spiegano i promotori attraverso il sito. L’idea, in sostanza, è di creare degli “armadietti digitali” (digital locker) ospitati nei server del proprio internet provider, con la promessa di poter facilmente spostare l’intera videoteca digitale nel caso in cui si dovesse decidere di cambiare operatore. Il nuovo standard tecnologico, dunque, è pensato per racchiudere sotto la sua ala contenuti video in ogni formato: streaming e download, dvd e Blu-Ray. Per quando riguarda i supporti fisici, basterà inserire dvd e/o Blu-Ray nel computer e avviare la procedura di controllo dell’UltraViolet: nel momento in cui la proprietà del film viene confermata, questo passa direttamente nella “nuvola”, andandosi ad aggiungere alla videoteca personale. Rispetto ad altre soluzioni avanzate in passato (una su tutte il PayForSure proposto nel 2004 da Microsoft), l’UltraViolet nasce con il vantaggio di supportare un’ampia gamma di schemi DRM (digital right management), vale a dire software in grado di “leggere” se un video è stato acquistato legalmente o meno.

I vantaggi. Per non scoraggiare gli utenti, i membri del consorzio assicurano che l’UV sarà facile da usare e compatibile con i dispositivi esistenti: per utilizzarlo basterà installare un software sul proprio televisore, computer, tablet, smartphone o console, a meno che non si preferisca acquistare un device nuovo di zecca e pronto per l’uso. L’account familiare sarà gratuito, non richiederà carte di credito o altri dati sensibili e potrà ospitare fino a sei persone diverse, non necessariamente residenti sotto lo stesso tetto. Gli utenti, inoltre, avranno la possibilità di personalizzare la propria videoteca, ad esempio attivando filtri sull’accesso a determinati contenuti da parte dei minori. Infine, ad ogni account si potranno associare una dozzina di dispositivi, per cui sarà possibile vedere film e programmi televisivi sullo strumento più adatto alle circostanze.

L’altra faccia della medaglia. Malgrado la sua trasversalità, sono in molti a non credere nelle potenzialità dell’UV. E per più di una ragione. Secondo quanto riportato da CNet  –  tanto per cominciare  –  i membri del consorzio non avrebbero ancora trovato un accordo sul tema della sicurezza e sull’opportunità o meno di offrire l’UltraViolet ad alta definizione. Alcuni studios, inoltre, sarebbero preoccupati che qualcuno possa “tradire il patto” e distribuire i proprio contenuti tramite altri servizi, minando così il potere di contrattazione dell’UV. Un altro aspetto particolarmente problematico riguarda la procedura di verifica del possesso di un dvd: per evitare che più utenti acquisiscano il diritto a un video semplicemente facendo girare il dvd, alcune case produttrici avrebbero proposto di fare dei “controlli random”, chiedendo agli utenti di reinserire il disco dopo un certo periodo di tempo dal primo scan. L’idea, tuttavia, annullerebbe uno dei vantaggi principali del nuovo standard, ossia l’indipendenza da qualsiasi genere di supporto fisico. I più scettici, poi, puntano il dito su Hollywood: e se fosse solo uno stratagemma architettato dagli studios per “intrappolare i contenuti nella nuvola” e far pagare di nuovo gli utenti per accedere a prodotti che in realtà hanno già acquistato?

I grandi assenti.
Teorie del complotto a parte, il più grande problema dell’UV è senza dubbio la mancata adesione al consorzio da parte di Apple e Disney. Entrambe, ovviamente, hanno le loro buone ragioni. Cupertino, forte del successo del suo iTunes, non sembra avere la benché minima intenzione di aderire alla piattaforma. La sua posizione di dominio in fatto di distribuzione digitale è al momento fuori discussione, ed è anche a questo che si deve l’ampiezza dell’alleanza pro-UV. Come ha spiegato Mitch Singer, chief technology officer di Sony Pictures, “i film e gli show televisivi UltraViolet saranno comunque disponibili su iPhone e iPad grazie a una applicazione creata da Netflix”. Tuttavia, non sarà possibile vedere su dispositivi UV i video acquistati su iTunes.

Disney, dal canto suo, ha dichiarato per bocca del ceo Bob Iger di “non essere intenzionata a scatenare una guerra del format” e dunque di non voler ostacolare l’adozione della nuova tecnologia. A quanto pare KeyChest  –  l’ultimo standard sviluppato dalla Disney  –  non è incompatibile con l’ecosistema DECE, e perciò non rappresenta una vera e propria alternativa all’UV. Fatto sta che a febbraio, invece di unirsi al consorzio di cui fanno parte ormai una cinquantina di aziende, la compagnia ha annunciato la propria Studio All Access Initiative, un maxi-piano per combattere il calo delle vendite di dvd e permettere ai consumatori di acquistare contenuti digitali e guardarli su diversi dispositivi. Non una dichiarazione di guerra, insomma, ma certamente neanche un segno di amicizia.

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