Angioletta Coradini, una vita per le stelle

“Se ne va una delle menti più brillanti nell’immaginare missioni e strumenti innovativi e più coscienziose nell’analizzarne i dati e porli nel proprio contesto scientifico”, ha commentato a caldo il Chief Scientist dell’Agenzia Spaziale Italiana Enrico Flamini. “Tuttavia – ha sottolineato Flamini – il suo esempio e il largo numero di giovani formatisi alla sua scuola donano all’Italia le basi solide necessarie al compimento di missioni di lunga durata, una per tutte Rosetta.  Di quello che finora abbiamo scoperto e scopriremo nei prossimi anni le saremo per sempre grati”.

 

Direttrice dell’Istituto di Fisica dello Spazio Interplanetario dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (IFSI-INAF), Angioletta Coradini aveva compiuto da poco 65 anni. È stata una delle protagoniste della ricerca astronomica in Italia. Fra i primi ricercatori al mondo a studiare le rocce lunari portate a Terra dalle missioni Apollo, la Coradini ha dato l’impronta a missioni scientifiche di primo piano nell’esplorazione del Sistema Solare.

 

Nata a Rovereto (Trento) il primo luglio 1946, ha sempre lavorato a Roma, dove si era laureata in Fisica nel 1970, prima nell’Università La Sapienza, poi presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) e infine presso l’INAF. Nel corso della sua lunga carriera la scienziata italiana, pioniera nello studio del suolo dei pianeti, ha segnato il percorso svolto nel settore dell’esplorazione del nostro Sistema Solare. Partendo dallo studio delle rocce lunari, si è guadagnata subito una fama a livello mondiale grazie alle ricerche geologiche nel golfo di Cagliari, fino a divenire Direttrice dell’IFSI-INAF.

 

“Delle sue non comuni doti – ha ricordato ancora Flamini - si è largamente avvantaggiata la ricerca spaziale italiana sia come CNR all’inizio sia poi come ASI. Ma anche l’Europa, in particolare le missioni dell’ESA, hanno largamente beneficiato del costante apporto scientifico della Coradini. Il suo curriculum è impressionante e ne dimostra la capacità a trecentosessanta gradi: ancora giovanissima nominata membro del Joint Working Group (JWG) tra National Academy of Sciences e European Science Foundation, poi del Solar System Working Group (SSWG) dell’ESA e dell’OTAC (Observing Time Allocation Committee) per la missione ISO; membro del consiglio scientifico dell’Antares (Accademia Finlandese di studi spaziali), del Consiglio Scientifico dell’ISSI (International Institute of Space Sciences che ha sede a Berna e dell’Haute Comité Scientifique de l’Observatoir de Paris. È stata parte dell’ESSC (European Space Science Commmittee), dell’ACHME (Advisory Committee for Human Spaceflight Microgravità and Exploration) e più recentemente anche dello Space Advisory Group (SAG)  della comunità Europea”.

 

 

Ma è nel campo delle missioni spaziali gestite dall’ASI che, in particolare, il solco lasciato da Coradini è più profondo. Infatti fin dalla prima grande missione realizzata in collaborazione con la NASA e l’ESA, la Cassini-Huygens, di cui Coradini fu all’inizio e per lunghi anni il coordinatore scientifico, il suo contributo è stato determinante e soprattutto è il ricercatore italiano, e probabilmente europeo, con il maggior numero di strumenti in volo e funzionanti di cui era la Principal Investigator ovvero sempre la promotrice e l’attenta guida scientifica.

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